La sicurezza antincendio ha una priorità assoluta nella progettazione e costruzione degli edifici moderni, e tra le soluzioni più efficaci sviluppate per contenere la propagazione delle fiamme vi sono anche delle strutture specializzate che dividono gli ambienti in compartimenti stagni. Ecco cosa sono i muri tagliafuoco addentrandosi nel mondo della prevenzione degli incendi, in cui ingegneria strutturale e scienza dei materiali si incontrano per salvare vite umane e limitare i danni materiali. Si tratta infatti di barriere che rappresentano la prima linea di difesa per un edificio e chi lo occupa quando scoppia un incendio.
Cosa si intende per muri tagliafuoco
I muri tagliafuoco sono degli elementi strutturali portanti costruiti con materiali e tecniche specifiche per resistere all’azione diretta delle fiamme: si tratta di vere e proprie barriere ingegnerizzate, che mantengono le proprie caratteristiche meccaniche anche quando vengono esposte per periodi prolungati a delle alte temperature.
La classificazione dei muri tagliafuoco viene effettuata secondo il sistema REI, che identifica tre parametri fondamentali:
- R (Resistenza), la capacità di mantenere la stabilità strutturale senza crolli o cedimenti;
- E (Ermeticità), la capacità di impedire il passaggio di fiamme, gas combusti e fumi tossici;
- I (Isolamento), la capacità di limitare la trasmissione di calore verso il lato non esposto.
Il numero che accompagna la sigla REI indica i minuti di resistenza certificata: REI 90, REI 120 o REI 180; ad esempio, un muro classificato come REI 120 garantisce tutte e tre le caratteristiche per almeno due ore consecutive.
Von Mielon, CC BY-SA 3.0 / Wikimedia Commons
Qual è la funzione principale dei muri tagliafuoco?
La funzione primaria dei muri tagliafuoco consiste nel confinare l’incendio nel suo punto di origine, creando quella che tecnicamente viene definita compartimentazione antincendio: grazie a questo principio l’edificio viene suddiviso in celle separate, che impediscono la diffusione delle fiamme da un ambiente all’altro.
Durante un incendio, il muro tagliafuoco blocca fisicamente le fiamme libere, trattiene gas tossici e fumo e rallenta drammaticamente la propagazione del calore. Il risparmio di tempo che ne risulta è assai prezioso per permettere l’evacuazione delle persone e l’intervento dei vigili del fuoco in condizioni più sicure: le vie di fuga rimangono praticabili più a lungo, mentre gli ambienti adiacenti restano protetti dai danni diretti.
Di cosa sono fatti i muri tagliafuoco
La scelta accurata dei materiali costituisce il fondamento della resistenza al fuoco. I componenti più utilizzati includono:
- il calcestruzzo armato, particolarmente performante alle alte temperature;
- i blocchi in laterizio ad alta densità;
- i pannelli in cartongesso ignifugo certificati;
- i mattoni refrattari;
- le strutture metalliche protette con rivestimenti isolanti intumescenti.
Da notare che anche le giunzioni sono dei punti critici che richiedono attenzione particolare: i materiali intumescenti sigillano le fessure espandendosi sotto l’azione del calore, mentre i collegamenti con travi e solai necessitano di giunti elastici resistenti alle fiamme. Tra la sommità della muratura e la copertura serve un giunto di dilatazione tagliafuoco, capace di assorbire le flessioni elastiche della struttura.
Mattoni refrattari per le pareti tagliafuoco
I mattoni refrattari, prodotti con una combinazione di silice e alluminio e cotti a 1500 gradi, rappresentano un’alternativa specializzata: la loro altissima densità e la coesione molecolare conferiscono una resistenza eccezionale a temperature estreme. Esistono diverse tipologie di mattoni refrattari:
- alcalini (con ossido di magnesio);
- in alluminio per applicazioni industriali;
- silicei (derivati da sabbia silicea);
- speciali (con metalli di transizione).
La loro gamma cromatica spazia dal rosso chiaro al mogano, dal marrone al nero, fino alle tonalità crema e dorate.
Von Blahedo, CC BY-SA 3.0 / Wikimedia Commons
Dalle grandi murature alle murature tagliafuoco
L’evoluzione tecnologica dei muri tagliafuoco affonda le radici nelle Grandi Murature, sviluppate dalla fine degli anni Cinquanta: il boom economico italiano richiedeva capannoni sempre più ampi e, con l’aumentare delle dimensioni degli edifici, si resero necessari dei sistemi di irrigidimento capaci di sopportare il proprio peso e la spinta del vento.
La resistenza flessionale verticale viene ottenuta con il getto di calcestruzzo armato nei fori degli elementi; questi vengono poi armati con appositi ferri (tondini) posizionati con precisione millimetrica grazie a delle speciali gabbie prodotte con macchine utensili. Prove sperimentali hanno dimostrato infatti che un’armatura eccessiva o mal posizionata indebolisce la struttura invece di rafforzarla.
La resistenza orizzontale deriva invece dal posizionamento sfalsato degli elementi in calcestruzzo, alternati a degli irrigidimenti verticali. La muratura così composta viene poi assicurata ai pilastri con appositi profili a scomparsa, e alla sommità con staffe telescopiche in grado di mantenere la stabilità della struttura.
È assolutamente fondamentale essere esperti nella realizzazione di grandi murature per possedere le competenze necessarie a costruire un muro tagliafuoco, che oltre a essere resistente, ermetico e isolante deve rispettare i criteri dettati dal D.M. 04.05.98 e dalle normative ISO vigenti.

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